Sta facendo molto discutere una ricerca condotta in Canada, dove centinaia di lupi in libertà sarebbero stati uccisi per analizzarne la popolazione e gli effetti su altre specie, come le alci. E gli esperti si dividono: si tratta di uno studio necessario? A sollevarne la questione è Marc Bekoff, professore emerito di Ecologia e Biologia Evoluzionistica per l’Università del Colorado, con un essay di Paul Paquet della Raincoast Conservation Foundation.

Il tutto nasce da una ricerca pubblicata dal Canadian Journal Of Zoology, incentrata sulle tecniche di contenzione dei lupi per proteggere le popolazioni minacciate di caribù nei pressi di Alberta. Stando a quanto riportato, la studio avrebbe comportato l’uccisione di 890 lupi in un lasso di tempo di diversi anni, sia con colpi d’arma da fuoco per via aerea che con esche avvelenate. L’esperimento ha avuto come obiettivo quello di analizzare il minimo danno collaterale dalle tecniche di contenzione di specie in estrema espansione, affinché la riduzione dei capi non vada a detrimento di altre varietà estranee.

In questo frangente, i ricercatori avrebbero cercato di ridurre i lupi in libertà, negli ultimi anni in deciso aumento, per proteggere invece le loro prede, delle alci locali che da tempo vedono una costante diminuzione. Gli esperimenti sul campo, tuttavia, non sembrano aver portato ai risultati sperati: nonostante l’eliminazione dei predatori, la popolazione dei caribù non è affatto aumentata. A spiegarlo la stessa pubblicazione:

Sebbene la riduzione nella popolazioni di lupi pare abbia stabilizzato quella di caribù, non ha portato a un suo incremento.

Come anticipato, la divulgazione dello studio ha sollevato proteste da più fronti, sia fra gli animalisti che fra gli esperti. Sebbene le pratiche di contenimento degli animali siano una prassi diffusa in tutto il mondo, e spesso lecita per evitare la scomparsa di specie minacciate, si solleverebbe un problema etico non di poco conto. Come sottolineano gli esperti sopracitati, i metodi utilizzati – armi e veleno – sarebbero vetusti rispetto alle moderne tecniche di soppressione, pensate per ridurre al minimo la sofferenza dei capi coinvolti. Inoltre, tali procedure non assicurerebbero il coinvolgimento unicamente degli animali prescelti per i progetti di depopolamento, poiché spesso ne rimangono vittime altri esemplari. È il caso di corvi, coyote, volpi e linci, uccisi dalla stricnina inizialmente pensata per i lupi. Infine, la questione è di opportunità: perché è stata condotta una ricerca per vagliare l’efficacia di un metodo, quando lo stesso metodo sarebbe stato abbondantemente superato da procedure meno invasive?

10 dicembre 2014
In questa pagina si parla di:
I vostri commenti
luigi, giovedì 11 dicembre 2014 alle2:40 ha scritto: rispondi »

scusate la mia ignoranza visto che conosco gli uomini non e' che li devono costruire qualche citta' e gli serve lo spazio libero

Lascia un commento