Non si placa la piaga del bracconaggio di elefanti in Africa, animali sempre più uccisi per le loro zanne, rivendute a peso d’oro sui mercati asiatici. Solo nell’ultimo mese, 62 pachidermi sono stati rinvenuti senza vita nello Zimbabwe, vittime dell’azione dei cacciatori di frodo. E le tecniche si fanno sempre più silenti e raffinate: l’ultima delle tante prevede l’iniezione di cianuro all’interno delle arance, di cui gli elefanti sono ghiotti. Una continua corsa contro il tempo, dove le organizzazioni criminali fuggono più veloci delle autorità, per salvare questi esemplari dalla futura estinzione.

La notizia è stata rilanciata dal Guardian poche ore fa: negli ultimi giorni, i corpi di 22 elefanti sono stati rinvenuti nel Parco Nazionale Hwange, uno dei più estesi dello Zimbabwe. Sale così a 62 la conta degli esemplari uccisi nel mese di ottobre, tra cui anche molti cuccioli: la scelta di ricorrere all’avvelenamento, sia della frutta che dei pozzi d’acqua, non risparmia infatti nemmeno i più piccoli.

Una vera e propria strage, nonostante le autorità del Zimbabwe Parks and National Wildlife Management da tempo stiano facendo il possibile per limitare il fenomeno del bracconaggio: oltre a un gruppo nutrito di cani addestrati per ricostruire le tracce dei cacciatori, vi sono anche droni che monitorano le aree a rischio. E ora si pensa di innalzare a diverse decine di anni la pena detentiva per bracconaggio, oggi non sufficientemente deterrente perché limitata a meno di cinque anni.

Gli elefanti, così come anche i rinoceronti, sono da tempo al centro delle mire della criminalità organizzata: l’avorio, spesso smerciato sul mercato nero asiatico, è infatti venduto a cifre esorbitanti: può raggiungere al chilo cifre maggiori dell’oro e dei principali stupefacenti. Il commercio riguarda innanzitutto l’universo del collezionismo di lusso, ma anche l’ambito delle medicine tradizionali asiatiche. Secondo una recente stima, solo la domanda cinese sarebbe stata la causa di 100.000 decessi di pachidermi dal 2010 al 2012. Nello Zimbabwe, invece, l’ultimo dato risale al 2013, quando 200 esemplari sono stati stroncati dall’avvelenamento da cianuro.

27 ottobre 2015
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