L’ennesimo traffico di carne di cane è stato sventato in Corea del Sud, per l’esattezza 57 esemplari sono stati tratti in salvo dall’associazione Humane Society International con il supporto di Changes for Animals. Il traffico e l’allevamento dei quadrupedi è una pratica purtroppo tristemente in uso da moltissimi anni, in particolare sul territorio asiatico e orientale, dove la destinazione ultima è sempre l’uccisione per la vendita della carne. Gli animali solitamente vengono sottratti a una vita di randagismo oppure allevati con lo stesso scopo: quello di vendere la loro carne e il loro pellame.

Gli allevamenti intensivi contemplano la presenza di strutture e gabbie di ferro fatiscenti, in spazi angusti e ristretti. Gli animali spesso convivono in situazioni di disagio estremo, con condizioni igieniche inesistenti e in uno spazio vitale ridottissimo, perché pressati gli uni contro gli altri. L’associazione in difesa degli animali è riuscita a dialogare con il contadino e allevatore dei cani, convincendolo a rilasciare gli animali. Alcuni degli quadrupedi presenti erano costretti alla reclusione da anni come fattrici per le cucciolate, mentre i cani più giovani messi in salvo avevano appena due giorni.

I testimoni del salvataggio hanno potuto constatare la presenza di animali angosciati e terrorizzati, ma anche affamati di amore e cibo. È bastato aprire le gabbie con gentilezza perché i cani si fidassero, abbandonandosi tra le braccia dei loro salvatori. Tutti gli esemplari sono partiti per la California dove hanno seguito un iter costituito da visite, controlli e medicamenti. Un percorso che potrà aiutarli a recuperare l’equilibrio fisico ma anche mentale, in previsione di un’adozione definitiva che gli consenta di vivere serenamente. La pratica della macellazione della carne di cane avviene in modo cruento, brutale, i cani sono spesso in fila in attesa della loro ora e testimoni visivi della mattanza in atto. Il terrore predomina la scena, senza nessun tipo di compassione da parte degli allevatori. Nonostante la richiesta venga sempre meno, grazie anche alla sensibilizzazione da parte di molte associazioni locali, si spera che la pratica venga azzerata anche in funzione delle prossime Olimpiadi del 2018.

24 marzo 2015
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