Circa 35.000 trichechi si sono ammassati su una remota costa dell’Alaska, lasciando interdette le popolazioni locali e stupiti gli scienziati. Stando alle prime interpretazioni, il fenomeno sarebbe causato dai cambiamenti climatici che stanno coinvolgendo le zone artiche e fredde del globo, lasciando così questi mammiferi marini privi del loro habitat naturale.

Il tutto è cominciato qualche settimana fa quando a Point Lay, a circa 1.130 chilometri da Anchorage, sono stati rivenuti sulla spiaggia circa 1.500 trichechi. Nei giorni recenti, tuttavia, il numero è preoccupantemente esploso fino a raggiungere i 35.000 esemplari. Gli animali si sarebbero riuniti tutti sulla stessa striscia di sabbia e, non ultimo, non si esclude che in questo grande gruppo vi siano un gran numero di trichechi deceduti a causa di simili condizioni precarie.

Così come comunica la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), la situazione sarebbe delicata e del tutto insolita. È infatti normale che i trichechi si radunino nei mesi più caldi dell’anno, ma in Alaska le temperature sono ormai decisamente basse. Inoltre, questa specie artica preferisce soggiornare su lastre di ghiaccio e in piccoli gruppi, poiché la convivenza forzata non sarebbe a loro gradita. Il rischio è non solo l’aumento di disturbi comportamentali e cruente lotte territoriali, ma anche che la vicinanza estrema fra i capi possa mettere a rischio i cuccioli.

Sempre secondo alle rilevazione della NOAA, effettivamente vi sarebbe una temperatura dell’acqua anormale per il periodo, di qualche grado più elevata rispetto alle medie di stagione. Un primo effetto dei cambiamenti climatici in atto, che avrebbe costretto gli animali a trovare ristoro lontano dalle onde del Pacifico. Inoltre, il ritiro progressivo dei ghiacci avrebbe costretto i mammiferi a sostare sulla terraferma, una scelta obbligata e tutt’altro che desiderabile.

Gli scienziati non hanno ancora stabilito come intervenire, per questo han richiesto ai curiosi di non avvicinarsi per non turbare la quiete della colonia. L’area negli ultimi decenni è già stata sconvolta da comportamenti insoliti dal regno animali, tutti ricollegabili al global warming: non solo sono sparite le balene grigie, ma anche l’orso bruno si è via via sempre spostato più a nord proprio perché il clima è diventato più temperato e favorevole alla sua sopravvivenza, a discapito però di altre specie autoctone.

2 ottobre 2014
Fonte:
ABC
Immagini:
ABC
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