Il regno animale continua a prestarsi a incredibili sorprese. È quanto è accaduto in Tanzania, dove sono state scoperte 23 nuove specie di vertebrati, tra anfibi, rettili e altri animali. L’incredibile studio, realizzato nell’arco occidentale della nazione, è a opera di un team di ricercatori internazionali coordinati dal Museo delle Scienze di Trento (Muse).

Pubblicato sulla rivista Diversity and Distributions, la ricerca ha avuto luogo nell’Arco Occidentale, una distesa di montagne tra il Kenya e la Tanzania. In quest’area è stata rinvenuta un’incredibile varietà biologica, dovuta ai fattori ambientali unici rispetto ad altri posti della terra: la foresta pluviale, l’altitudine, l’ampia disponibilità di cibo e prede.

La gran parte delle nuove specie rinvenute, così come già accennato, fa parte del regno dei rettili e degli anfibi: rane, serpenti e quant’altro. A questi 27 nuovi arrivati, mai rilevati prima dalla scienza, si aggiungono 14 animali già conosciuti ma mai scovati in quest’area prima. Grazie all’incredibile diffusione degli animali, questa zona – già ribattezzata “la Galapagos dell’Africa”, data la sua biodiversità – diventa uno degli habitat più importanti del globo per lo studio e la protezione delle specie animali. Anche in termini evolutivi, poiché sembra che alcuni dei rettili rinvenuti si stiano sviluppando assecondando i cambiamenti, climatici e non, che la Terra sta subendo. Così ha commentato Francesco Rovero, curatore della Sezione di Biodiversità tropicale del Muse:

Rana

Rana scoperta in Tanzania, Ansa

Lo studio indica quanto poco conosciamo aree già ritenute importanti e inserite nella lista dei 34 hotspots globali di biodiversità, e dimostra come ancora oggi basilari inventari delle specie presenti in un’area siano essenziali alla conoscenza del patrimonio biologico del pianeta. In secondo luogo, i risultati ci permettono di ordinare i blocchi montuosi per importanza biologica e identificare quali fattori sono essenziali al mantenimento di tale ricchezza, fornendo ai governi locali importanti raccomandazioni gestionali, tra cui la candidatura dell’area come patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Non è però tutto: alcuni degli animali rinvenuti potrebbero essere presenti in Africa da oltre 100 milioni di anni, una sorta di eredità preistorica dovuta all’ambiente, pressoché invariato, che queste montagne hanno conservato nei secoli.

29 settembre 2014
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