11.000 elefanti uccisi in Gabon, in Africa

Sono circa 11.000 gli elefanti uccisi per bracconaggio e caccia di frodo in Gabon, in Africa, dal 2004 a oggi. Si tratta di una cifra tra il 40 e il 70% della popolazione totale di elefanti della zona, una mattanza tragica che WWF ha deciso di denunciare. La ragione che ha portato alla morte di questi pachidermi, molti dei quali addirittura in oasi protette, è sempre la solita che abbiamo ormai ben imparato ben a conoscere: l’avorio delle loro zanne per la rivendita sul mercato nero, così come di alcuni loro organi per la medicina tradizionale orientale.

La spaventosa cifra è emersa da uno studio congiunto tra l’Agenzia dei Parchi Nazionali del Gabon, il WWF e la Wildlife Conservation Society, che ha confermato come la sopravvivenza della specie sia oggi minacciata più che mai, tanto che si rischia di dire addio all’ultimo esemplare in poche decine d’anni.

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Il WWF ha quindi deciso di lanciare una campagna di sensibilizzazione rivolta ai governi mondiali, corredata di immagini cruente per mostrare quel che in Africa accade con il silenzioso benestare delle altre nazioni. Carcasse decapitate di pachidermi, esemplari squartati senza alcuna pietà, una violenza che di certo non può far che riflettere. L’associazione animalista è perciò pronta a portare la questione alla prossima Conferenza delle parti della CITES (la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione), prevista a marzo in Thailandia. In questo frangente, gli Stati firmatari – in particolare quelli europei – dovranno far fronte comune e mostrare il pugno duro contro il bracconaggio e la caccia di frodo, inasprendo controlli, sanzioni e rendendo più lunghe le pene detentive. La salvaguardia degli elefanti è infatti imprescindibile per la sopravvivenza non solo degli ecosistemi locali, ma anche dell’uomo nel suo complesso.

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Contemporaneamente, il WWF ha lanciato una petizione globale – già raggiunti i 200.000 firmatari – per chiedere al Primo Ministro thailandese Yingluck Shinawatra di vietare il commercio d’avorio con la Thailandia, uno dei paesi con il più grande mercato di manufatti e altri ritrovati derivati dai pachidermi. Massimiliano Rocco, Responsabile Specie e Traffic del WWF Italia, ha così commentato la vicenda:

«La situazione è fuori controllo. Stiamo assistendo al massacro sistematico del più grande mammifero terreno del mondo. Alcuni studi fanno credere al mondo intero che la guerra per l’avorio si sia spostata dall’Africa centrale ad altre parti del continente. Questo è sbagliato. Ciò che è cambiato è che ora questi criminali stanno attaccando anche le popolazioni di elefanti che si credevano più protette in Africa orientale e meridionale. Intanto in Africa centrale, senza che nessuno lo sappia o conosca bene la questione, gli elefanti stanno perdendo questa guerra alla velocità della luce.»

La drammatica e urgente condizione di salvaguardia degli elefanti non colpisce solo il Gabon, ma anche altre nazioni dell’Africa, come il Congo, la Repubblica Centraficana, il Chad e il Camerun. Nonostante l’ampio dispiegamento di guardie forestali e agenti armati per bloccare i bracconieri, ancora molto deve essere ancora fatto per garantire la piena sicurezza degli animali. Non è sufficiente bloccare i singoli cacciatori, bisogna prima smantellare un mercato che genera una domanda del tutto inammissibile.

, National Geographic

8 febbraio 2013
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