Oltre 100 ippopotami sono stati rinvenuti senza vita in Namibia. Non si tratta però di un caso di bracconaggio, come spesso capita in Africa per molte specie in libertà, bensì di una letale infezione batterica. A causare il decesso degli animali potrebbe essere stato un focolaio di antrace, sebbene le autorità locali stiano ancora vagliando nel dettaglio tutte le possibili ragioni.

I corpi esanimi degli ippopotami sono stati rinvenuti presso il Parco Nazionale Bwabwata, dove decine di carcasse sono state trovate nei pressi di un corso acqua. Gli animali, distesi lungo le rive di un fiume, presentavano tutti delle zampe rigide e rivolte verso l’alto, uno dei segnali che ha orientato gli esperti verso l’ipotesi di un’infezione fulminante.

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Sebbene l’antrace sia nota ai più sotto forme di polvere bianca, dati gli allarmi apparsi sui media qualche anno fa in merito a possibili attacchi batteriologici, si tratta di un microrganismo abbonante nei terreni di alcune zone del mondo. Gli animali contraggono il batterio pascolando e nutrendosi di vegetali cresciuti su terreni infetti: entrato nell’organismo, questo pericoloso ospite può rimanere latente per anni o, ancora, determinare una morte improvvisa. Il ministro dell’ambiente locale, Pohamba Shifeta, è stato il primo a ipotizzare una morte causata dall’antrace, sebbene siano in corso ulteriori valutazioni:

Più di 100 ippopotami sono morti durante la scorsa settimana. La causa del decesso non è nota, ma ci sono segni che indicano possa trattarsi di antrace.

Colgas Sikopo, direttore dei parchi nazionali e della gestione delle specie selvatiche della Namibia, ha spiegato come casi analoghi siano già accaduti in passato. In particolare, sembra che i focolai di antrace si manifestino con più forza durante i periodi di siccità, quando i livelli dei fiumi sono più bassi rispetto al normale. Nel 2004, ad esempio, ben 300 ippopotami hanno perso la vita a causa dell’antrace in Uganda, mentre nel 2010 vennero coinvolti 82 esemplari di questa specie e ben nove bufali.

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I servizi veterinari locali stanno ora analizzando le carcasse, conducendo esami autoptici per verificare l’eventuale presenza del batterio. Nel frattempo, si sta lavorando alacremente per mettere in sicurezza l’area: è infatti indispensabile che altri animali, quali i predatori, non approfittino degli esemplari deceduti per alimentarsi, poiché potrebbero essere a loro volta contagiati. Nel mentre, le popolazioni locali sono state avvisate, con la richiesta di non avvicinare animali deceduti, né di mangiare la loro carne.

19 ottobre 2017
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